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![]() Sezione di Speleologia Urbana della Società Adriatica di Speleologia Trieste |
DICONO
DI NOI (1) Sulle
pagine del
quotidiano cittadino, si parla spesso di sotterranei e di ricerche
riguardanti opere ipogee scavate dall'uomo.
Nell'articolo di seguito indicato, parlando di due recenti pubblicazioni che hanno come tema le cavità triestine, si cita anche il libro "Trieste Sotterranea". Da IL PICCOLO, 4 gennaio 2011, pag. 21 TITOLO: "Radacich indaga i misteri della "Klaine Berlin"" "...
Dagli anni
Settanta in poi a Trieste e nel resto d'Italia
l'esplorazione dei luoghi nascosti delle città è diventata
un'attività via via sempre più specializzata e scientifica,
offrendo varie opportunità di fruizione
pubblica di almeno una parte di quello che ormai è riconosciuto come
patrimonio di interesse storico, artistico e culturale. Molte
pubblicazioni sia locali che nazionali lo testimoniano, e
tra le ultime
- dopo il
fortunato "I
sotterranei di Trieste" di Enrico e Armando
Halupca e Paolo Guglia recentemente uscito nella Biblioteca del Piccolo
e ora riproposto in una nuova versione aggiornata dalla Lint con il
titolo "Trieste Sotterranea" - segnaliamo due titoli, la
monografia
di Maurizio Radacich dedicata a "Il ricovero antiaereo denominato
Kleine Berlin" (Ed. Italo Svevo) e "Viaggio nell'Italia Sotterranea" di
Fabrizio Ardito (Ed. Giunti). ..."
di Piero Spirito Leggendo l'articolo, di cui sopra si riporta un sunto, emerge chiaro come a Trieste lo studio delle cavità artificiali sia attualmente una disciplina collaudata e praticata ad alti livelli. Oggi molti cultori di storia e di speleologia sviluppano delle interessanti ed importanti ricerche sulla Trieste "di sotto". Ma non è stato sempre così. Intanto bisogna dire che fino agli inizi degli anni Ottanta praticamente nessuno, nella nostra città, rivolgeva le sue attenzioni alle opere sotterranee artificiali. Solo la Società Adriatica di Speleologia, per prima, ha cercato di inserire anche questa tipologia di studi all'interno della sua normale attività, e per questo è stata derisa e perfina osteggiata dalle altre associazioni speleologiche locali. Si diceva che nelle terre dove è nata la speleologia, quella vera che si rivolge alle cavità naturali carsiche, non c'era alcun bisogno di esplorare e studiare altre tipologie di cavità ipogee, in partiocolar modo quelle scavate dall'uomo. Sembrava quasi che si trattasse di un "svilimento" della speleologia classica, di un'attività minore e di "categoria B". Noi, comunque, siamo andati avanti, convinti delle nostre idee e della nostra "onestà intelettuale", e dal 1983 visitiamo e documentiamo i sotterranei cittadini. Oggi tutti praticano questa disciplina, si considera la "speleologia in cavità artificiali" come una abituale e logica estensione dell'attività svolta da ogni "normale" gruppo speleologico e questo è sicuramente un grande passo in avanti. Mi fa piacere pensare, però, che noi esploravamo e topografamo per primi i vari ipogei cittadini (come ad esempio la Kleine Berlin), senza avere ancora reperito alcuna informazione storica a proposito e con il Comune che ci chiedeva di fare il rilievo dei tanti passaggi ipogei di cui allora non possedeva alcun dato, quando la maggioranza della comunità speleologica locale affermava che mai avrebbe praticato una tale attività, considerata marginale ed inutile. Oggi, per fortuna, in tanti approfondiscono con studi e ricerche quello che noi abbiamo contribuito a far conoscere ad un pubblico più vasto, tanti anni fa. PG |
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